La peggio gioventù*

pubblicato su duea.splinder.com il 15 novembre 2010
Nel suo “Manifesto per un nuovo teatro”, Pier Paolo Pasolini proponeva di far godere gratuitamente gli spettacoli ai fascisti al di sotto dei 25 anni. Sai mai che li ripigli.

La vicenda umana di Ezra Pound, prima ancora che del suo vitalismo poetico, e l’esperienza futurista, paradigmatica, violenta, inaspettata. Italiana. Questi sono i riferimenti culturali di Casa Pound Italia. E poi c’è la vita del Cutty Sark pub di Roma, ritrovo dei giovani della destra, e l’esperienza musicale degli Zetazeroalfa, il primo gruppo musicale non di sinistra ad aver suonato in un carcere, che con la sua “cinghiamattanza” non rappresenta certo un inno all’amore universale. Il loro leader, Gianluca Iannone, è anche presidente dell’associazione che su Wikipedia è definita senza smentita come “neofascista” e tra i punti del suo programma enuncia la realizzazione di uno stato etico, che nella storia è stato sinonimo di “totalitario” perché pensa al posto dei suoi cittadini, e di un’Europa autarchica.

Sul sito nazionale fa bella mostra di sé la citazione scelta dal gruppo di Lecce, una frase del soldato

Rasczak, tra i protagonisti di “Fanteria dello spazio”, pietra miliare di un genere che funziona soprattutto al cinema, quello spazialmilitaresco: “Una cosa regalata non ha alcun valore. Ma quando votate, esercitate un’autorità politica, una forza. E la forza è violenza, l’autorità suprema da cui deriva ogni altra autorità”.

La vita come lotta, inni alla violenza, virile goliardia.

Iannone, con le sue provocazioni a mezzo stampa si è anche costruito un’aura epica tra i suoi amici e i suoi nemici. Personalmente ricordo la proposta di sostituire l’ora di religione con quella di mistica fascista. O l’allegria perché “l’italietta democristiana” (anacronismo voluto, per il 2011?) ha scelto di rappresentare “Bella Ciao” nella sua più alta manifestazione “popolare” (con prime file e biglietti esorbitanti): Sanremo. Ecco a cosa è ridotto l’inno della resistenza, simbolo di una scelta e di un sacrificio che, malgrado sforzi revisionistici molto potenti, mai sarà possibile assimilare alle scelte di Mussolini e dei repubblichini.

Ma su queste cose gli associati di Casa Pound non potranno che farsi quattro risate.

Sebbene sia comprensibile evitare di avere a che fare con chi porta avanti idee e valori di questo genere, allo stesso modo in cui i comunisti, nonviolenti, terzomondisti, altromondisti e pacifisti mettono comunque paura, come tutti quelli che in Italia compiono scelte nette, voglio portare alcune riflessioni alla stessa sinistra.

Le dichiarazioni di Iannone su “Bella Ciao” hanno un taglio ben preciso. Il titolo del pezzo in cui argomenta prosaicamente è:”Bella ciao? Brano adatto a italietta che delocalizza”. Della visione dell’italietta abbiamo detto. La riflessione è sulla delocalizzazione, dalla Fiat a Lecce:”Quanto a Gianni Morandi-scrive Iannone-, potrebbe festeggiare devolvendo il suo compenso e quello dei cosiddetti vip ai 420 operai delocalizzati della Bat di Lecce: questa sì sarebbe vera rivoluzione e continuità ideale col Risorgimento, altro che teatrini e burattini”.

Sulla bufera leccese ho letto solo dichiarazioni poco convincenti. Mi ha colpito solo un comunicato di Saverio Congedo, che rimprovera il Pd (le Fabbriche di Nichi era scontato che protestassero e da “certa” sinistra non ci si può aspettare nient’altro, nevvero sonnacchiosi leccesi?): quando persino l’oscurantista Birmania libera la San Suu Kyi, il centrosinistra leccese fa una cosa anacronistica che riporta il clima agli anni Settanta. E ricorda dell’appello firmato a maggio 2010 da Sansonetti, Colombo e “Gli Altri”: “Manifestare è un diritto. Anche per il Blocco. Da Sansonetti a Colombo, l’appello della sinistra”, che così scrivevano: “Il diritto di manifestare liberamente e pacificamente è una pietra angolare della democrazia: deve essere difeso e garantito sempre, indipendentemente dal giudizio che si dà sui contenuti o sui promotori delle singole manifestazioni. Pertanto riteniamo grave e ingiustificato l’aver vietato il corteo del Blocco studentesco del 7 maggio, nonostante la distanza che ci separa da quella organizzazione e chiediamo che quel divieto venga tempestivamente revocato”.

Questa cosa è stata maldigerita da tutti, anche per via della violenza sui manifestanti di sinistra a opera di alcuni esponenti di Casa Pound. Sansonetti è stato accusato di seguire interessi editoriali e, in sostanza, di essere un “rafaniello”,per usare il gergo dei 99 Posse, uno rosso fuori e bianco dentro.

La mia domanda è: ma la sinistra le ha trovate le famose “nuove parole”?
Come l’intervento di Sansonetti & Co. dimostra, c’è scarsa compattezza nelle opinioni. Forse è meglio così. Però leghisti, fascisti, futuristi, tutti riescono a parlare agli operai. Tutti tornano in piazza a parlare alla gente, a “educare” i giovani con la scuola allo sfascio e le famiglie implose.

Le Fabbriche non rischiano di farsi ghetto? Si può smettere di nascondersi dietro la panacea dell’incostituzionalità dell’apologia del fascismo e affrontare questa gente sul piano dei contenuti, della cultura, del lessico, del metodo? L’incostituzionalità è una cosa gravissima, ma abbiamo visto quanto sia stato difficile impedire che si ritornasse a parlare di fascismo a più di mezzo secolo dalla sua caduta. E poi, loro lo dichiarano apertamente di essere fascisti, mentre molti esponenti politici di primo piano agiscono subdolamente e con opportunismo: è l’esempio del regalone che il ministro della Gioventù Giorgia Meloni stava per fare proprio a Casa Pound quest’estate, il finanziamento ai suoi circoli, bloccato per un pelo con tanto di botte al deputato Idv Francesco Barbato. E poi la “Festa del Popolo di Roma”, che sancisce il connubio di aspiranti e nostalgici fascisti del Pdl e dei circoli della nuova Italia.

Un modo di fare critica, a mio avviso, che arriva a tutti, senza barbe e in modo anche convincente potrebbe essere quello delle pesantissime metafore a fumetti di Alessio Spataro, che proprio la Meloni ha preso di mira con la sua “Ministronza”, o le invenzioni del programma web Tolleranza Zoro, che rappresenta invece un modo per portare argomenti a sinistra: magistrale la puntata in cui Zoro va fisicamente incontro al Paese, una cosa impensabile col Pd che ci si ritrovava. Cattivo gusto o critica di costume, e informazione?

Di sicuro si eviterebbe il grottesco “anacronismo”, sotto il quale gli ingenerosi quotidiani hanno fatto passare la manifestazione del 13 novembre, superando del tutto il nodo della questione, portato avanti dal Pd e da Sel, quello, appunto, del divieto costituzionale. Dialogare con queste realtà significa soltanto legittimarle? E poi, una Costituzione che sancisce la libertà di pensiero e di manifestazione può impedire che un pensiero torni a circolare o si ammanti di modernità? Cos’è stato da sempre con il Msi?  Se Sansonetti, Colombo, ma anche Michele Placido e altri hanno ritenuto di confrontarvisi, sono da ritenere dei pericolosi avanguardisti che sbagliano strategia o dai loro comportamenti possiamo apprendere qualcosa?
È vero anche in politica, o meglio tra gli elettori, che poli opposti si attraggono. Sarà forse questo l’intimo terrore della sinistra di schiacciare ogni manifestazione cromatica cupa invece di lasciarla crogiolare nella sua utopia?

Io credo che difficilmente ignorare o sciogliere queste realtà possa portare a risultati positivi. Anzitutto perché, per una mera questione di sicurezza e individuabilità, è meglio che siano in un gruppo definito. E poi perché la società italiana saprebbe accogliere le loro istanze migliori solo se queste concorressero al bene comune. Se così accadesse, sarebbe chiaro a tutti che tali istanze potrebbero essere raggiunte senza diffondere una cultura della violenza, della quale i neofascisti purtroppo non sono gli unici propalatori. Sarebbero anche uno stimolo al governo per la realizzazione di una “buona politica”, perché possa vedere apertamente in che modo può soccombere una nazione che ha avuto in seno importanti costruttori di pace, che bisognerebbe tornare a studiare. Prima di avvincere i giovani a slogan putrescenti.

  *La Peggio Gioventù è il nome di un altro gruppo musicale legato agli ambienti dell’estrema destra italiana

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