Finanza mondiale: la frode è il sistema

 

Revisione di un articolo pubblicato da Andrea Aufieri sulla pagina Facebook di XNews l’8 settembre 2011.

Un mondo in cui la norma diviene la frode e l’atteggiamento criminale si sposta dall’individuo al sistema.
Non è la visione distopica di un genio della letteratura, ma l’analisi dell’attuale situazione economico-finanziaria secondo il giurista Jean de Maillard.  Ospite dell’ultima giornata leccese dell’Otranto Legality Experience per un seminario dal titolo: “The fraud: a way to manage economy and finance”, de Maillard è un saggista molto apprezzato, autore del premiatissimo L’avvenire del crimine e di Un mondo senza leggi. Un giurista al centro di un caso molto controverso di ingerenza del governo sul suo ruolo in Francia e collaboratore dell’Osservatorio geopolitico sulla criminalità (Ogc).

Rendendo molto chiari i principi che fondano le teorie di economisti contemporanei come George Akerlof e Hyman Minsky, il giudice di Saint-Germain-en-Laye spiega come un nuovo paradigma sia scaturito dall’evolversi del fordismo e quali domande esso ponga tanto agli economisti quanto ai criminologi.  Il nuovo paradigma è quello della frode sistemica, instauratasi come punto culminante di un’evoluzione inversa seguita alle fasi d’installazione, irradiazione e, oggi, incorporazione del crimine organizzato.

I tre passaggi sono segnati da un modello e un epicentro differenti. Il modello criminale organizzato della fase d’installazione è ormai parte della tradizione giuridica e ha un epicentro ben delineato nelle mafie. Alla fase d’irradiazione corrisponde invece il modello della “rete criminale”, i cui protagonisti sono tanto le mafie quanto gli attori legali quali quei banchieri, commercialisti e imprenditori che vi si associano, per esempio, nel riciclaggio. L’incorporazione della frode sistemica vede come epicentro gli attori “legali” di interi segmenti di economia e finanza. In questo contesto il ruolo delle mafie non si affievolisce, anzi si specializza in filiere sempre più profonde e lunghe dell’economia e della finanza.

L’esempio più forte è quello della frode dei mutui subprime che ha generato la crisi del 2007. Il punto nodale della tesi di de Maillard sta nel riconoscere l’impotenza del diritto: l’accanirsi contro un capro espiatorio, secondo la tesi di René Girard, non porta alla soluzione del problema. Gli assunti di Akerloff sulle asimmetrie dell’informazione dimostrano infatti che un mercato viziato da prezzi bassi perché basati su prodotti difettosi contagia tutto il sistema. E la frode sistemica produce il crollo del mercato secondo le leggi individuate da Minsky, che rappresentano una china ideale che, partendo dalla finanza coperta e sicura, passa per la finanza speculativa fino a esplodere nella finanza di Ponzi (dal cognome del celebre truffatore Charles Ponzi) in cui è il sistema stesso a essere sbagliato.

Nessuna soluzione per questo stato di cose, secondo de Maillard, che nota amaramente il ritorno in auge di teorie neoclassiche come quelle di Gomberg, che integrano economia e criminalità ancora secondo atteggiamenti criminali individuali, salvaguardando la presunta “innocenza dei mercati”. “In una società che ai valori etici ha sostituito i valori economici,-conclude-bisognerebbe forse cambiare sistema”.

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