Batman VS Revolutions

 

 

Di Andrea Aufieri

La trilogia del Batman di Nolan si conclude con un bignami di scienza politica che sbaglia, a mio avviso, in un paio di punti fondamentali.

Prima di proseguire, però, avviso che farò riferimento alla conclusione del film Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno, perciò chi ancora non l’avesse visto è mezzo salvato, ma può dannarsi ugualmente continuando a leggere.

La costruzione dell’eroe di Nolan, che riecheggia l’introspezione della filosofia del decadimento occidentale cui annuiva Frank Miller nel fumetto-leggenda, senza per fortuna ricalcarne gli echi fascistoidi, toglieva dal ridicolo cui era stato confinato un personaggio potenzialmente multitasking, molto adatto al caos che regna in questa parte del mondo da quando ci siamo accorti che non siamo sempre e solo i Buoni.

Tutti questi motivi giustificavano il mio crescente appetito man mano che la saga proseguiva. Ed evidentemente le aspettative per l’ultimo capitolo erano altissime. A differenza del Cavaliere Oscuro, però, il terzo film sembra procedere stancamente, quasi come il vecchio Wayne di Miller: non sarebbe un problema se a questo non si aggiungessero problemi seri di montaggio (a mio avviso è stata trattata malissimo la battaglia tra i seguaci di Bane e i poliziotti di Gordon) e cose poco credibili nella sceneggiatura (Batman/Wayne sbattuto qua e là per il mondo a rifare per la seconda volta, dopo Batman Begins, un percorso di fortificazione esteriore e interiore).

Non mancano scene di forte intensità: la prima apparizione dell’uomo pipistrello, infatti, deve funzionare come una sorta di sveglia emozionale per i suoi fan, che immagino piuttosto delusi dal contagocce con cui il regista ha fatto scorrere le scene d’azione compartecipate dal loro eroe. Il primo e il secondo film, però, lasciavano aperti numerosi interrogativi che qui sono affrontati e risolti.

Con chiari riferimenti  all’attualità, seguiamo il fanatismo religioso della Setta delle Ombre capeggiato da Bane, prototipo del terrorista totale perché devoto alla causa, capace di un gesto di amore estremo e di violenza senza soluzione di continuità, l’ecologismo sociale, anarchico e senza pietas di Miranda Tate; una rappresentazione piuttosto squallida della rivoluzione di Occupy e dei 99% (non può essere più chiaro il riferimento all’attacco alla Borsa di Gotham da parte di Bane, e molti si divertirebbero a vedere gli squali di Wall Street avvinghiati alle moto dei terroristi nella corsa mortale in città): qui Nolan rappresenta un odio cieco e un semplice moto di appropriazione della ricchezza dei grossi magnati, lapidando con sufficienza un movimento che esprime molte sfumature, che ha effettivamente in sé, come tutte le rivoluzioni, una percentuale di violenza, che è poi la carica energetica affinché le cose cambino, ma perché devono cambiare nel modo voluto da Nolan?

Tutto può essere spiegato a partire dalla fine del Cavaliere Oscuro, quando alla morte di Harvey Dent, il vero nemico di Batman, a dispetto di un sopravvalutato ma efficacissimo Joker che agisce da fattore destabilizzante dello status quo, James Gordon, imboccato dallo stesso Batman, sceglie di mentire per salvaguardare il giustizialismo di Dent, necessario per Gotham in un momento di crisi per via della forza assunta dalle mafie e dalla morte (indirettamente scatenata da Dent) di tutte le autorità positive cui il potere costituito poteva fare affidamento.

Ma poteva un tessuto sociale come quello di Gotham, inutilmente provocato dal gioco delle navi di Joker, arrivare a un livello di autodistruzione come quello provocato da Bane, che trasforma tutti i cittadini in mine vaganti e soprattutto in burattini? Dal più grasso squalo della finanza fino all’ultimo rabbioso derelitto, tutta Gotham affronterà la sua nemesi, persino Gordon, raso al suolo dalle sue decisioni, incomprensibili nel momento del caos supremo, e soprattutto Batman. In uno scenario come quello voluto da Nolan, per tutto il trittico, la maschera è solo una via per arrivare alla propria libertà, essa non deve essere indossata per sempre: è stato complicato arrivare a indossarla e ancora più difficile sarà lasciarla abbandonando anche un’inconscia (o premeditata) volontà di autodistruzione.

Il ragioniere Batman qui fa un calcolo complicatissimo e perfetto: alfiere della controrivoluzione, si offre come potenziale cristo della salvazione per tutti. Eccetto poi restituire il sogno al maggiordomo  Alfred, fingendo ancora una volta un sacrificio: questo permette l’era più avanzata del postmoderno. Già perché un cristo della rivoluzione postmoderna il cinema ce lo ha già presentato nei panni del Neo di Matrix-Revolutions, in cui il protagonista si immola affinché il gioco possa essere reimpostato con altre regole.

Ne Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno la faccenda è diversa: di fronte a un Wayne/Batman che vuole essere dimenticato per potersi riappropriare della sua vita privata, la redenzione di Gotham passa per due figure border-line: la Catwoman Selina Kyle, che passa dalla rabbia dei bassifondi al servizio di una causa nobile per mezzo dell’amore, e John Blake/Robin, prima poliziotto e poi investigatore che erediterà la bat-caverna.

Il punto è: la forza di questo Batman sta nell’introspezione psicosociale che rappresenta?  Se la risposta è sì, allora Nolan vince su tutta la linea, dalla scelta dei nemici a partire dallo Spaventapasseri, passando per Joker e Ra’s al Ghul, fino alla coppia Bane/Tate.  Se la risposta è negativa, allora il successo è dovuto a uno stile più cupo della narrazione (e qui finalmente spazziamo via giochini e lustrini di Burton e soprattutto di Schumacher, ma diamo atto al Joker di Nicholson di aver costruito un personaggio leggendario, cui pure l’osannato Ledger si è ispirato palesemente) ma trainato da dagli eventi esterni: triste dirlo ma parlo della morte di Ledger e del massacro di Aurora.

La verità secondo me sta nel mezzo, ed è la versione della probabile apocalisse che solo una ricca supermultinazionale vuol dare dell’immediato futuro, magari esorcizzandolo in suo favore, perché, come insegna la Wayne Corp., finché soldi e potere coincidono possiamo anche immaginare i peggiori ultraterroristi della storia: a un certo punto arriverà Batman a salvare i profitti.

 

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