«Come se»

Un omaggio a un pensatore libero, un giornalista, un “bastian contrario” del diritto di critica morto un anno fa: Christopher Hitchens. Un omaggio, non per il tentativo malsano di farne un’agiografia (il personaggio è controverso e ha preso posizioni molto divergenti dal mio pensiero, soprattutto nella fase finale della sua vita), piuttosto perché a suo tempo mi colpirono molto due suoi lavori: anzitutto la sbalorditiva e criticatissima inchiesta sulla figura di Madre Teresa di Calcutta, lei si “agiografata” e tutto, nell’immagine collettiva,  e ingiustamente considerata non ambigua, nella memoria collettiva.

Hell’s Angel è su YouTube (in tre parti il lavoro completo, qui il libro La posizione della missionaria, teoria e pratica di madre Teresa), che nei giorni in cui il retwittatissimo Benedetto XVI esce fuori con le ennesime idiozie sull’umanità sarebbe come bere acqua sorgiva, per usare un immagine biblica.

Poi c’ è un opuscoletto dedicato a chi volesse percorrere la strada della divergenza, o più precisamente della critica. La capacità cioè di pensare con la propria testa e di poter prontamente ribattere le posizioni di tutti i poteri. La capacità di schierarsi per i più deboli, o semplicemente dalla parte della propria coscienza. Una coscienza critica, appunto:

Guardati dall’irrazionale, per quanto seduttivo. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Non essere mai spettatore dell’ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti dànno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere.

Si tratta di Consigli a un giovane ribelle , un opuscoletto epistolare indirizzato a un giovane studente immaginario, che è una vera e propria iniziazione per menti critiche, e anche una preziosa bibliografia di base—per gli inglesi, visto che cita molti autori cardine della letteratura “contro” anglosassone.

Ma questo articolo si chiama “Come se”. È preso dal tema principale della Lettera V, versetti…no, no scherzavo, sta sempre dentro i Consigli a un giovane ribelle. Voglio riproporla:

Adesso mi chiedi a cosa vada consacrata una vita del genere. In un certo senso, non hai colto il mio modo di vedere, poiché credo (…) che una simile vita valga di per se stessa la pena di essere vissuta.
(…) «Non esistono più cause buone ed eroiche» [lamenta in uno sfogo efficace Jimmy Porter, protagonista di Ricorda con rabbia di John Osborne-ndr]. Questo sfogo colpì nel segno la coscienza della metà degli anni Cinquanta, un’epoca in cui l’anomia esistenzialistica si vendeva a prezzi gonfiati.
Nel giro di alcuni anni (…)  milioni di giovani avevano abbandonato l’Assurdo per impegnarsi in buone cause, se non sempre eroiche, come il movimento per i diritti civili, la lotta contro lo Stato termonucleare e per la fine di una guerra ingiusta in Indocina.
(…) Ma è importante ricordare i molti anni cupi nei quali la prospettiva della vittoria appariva irraggiungibile. In ciascun giorno di quegli anni, bisognava continuare a esercitare l’atteggiamento del «come se», finché non se ne fosse sentito l’effetto cumulativo. Molti dei maggiori praticanti del «come se» (…) non sono vissuti abbastanza a lungo per vedere il grandioso spettacolo per il quale avevano continuato a fare le prove, con ottimismo ma con pazienza.
(…) In un giorno medio, potrai facilmente trovarti di fronte a qualche esempio di prepotenza o di fanatismo, o a qualche goffo appello alla volontà generale, o a qualche meschino abuso di autorità. Se hai una fedeltà politica, ti si potrà fornire una dubbia ragione per dare il tuo consenso a una bugia o a una mezza verità utile a qualche obiettivo di medio termine. Ognuno di noi escogita la propria tattica per affrontare simili situazioni; cerca di comportarti «come se» non potessero essere tollerate e vedrai che non sono insuperabili.

Hitchens cita gli esempi di Rosa Parks, Oscar Wilde, Aleksandr Solženicyn. Che portavano avanti questo stile, «come se» il paese in cui vivevano rendesse normale a chiunque sedersi su qualsiasi posto di un autobus, «come se» l’ipocrisia morale della società non esistesse, «come se» uno studioso potesse pubblicare senza problemi i risultati delle sue ricerche.

Come se. Come se vivessimo, noi tutti, in un mondo realmente egualitario, come se la nostra società non dovesse pagare un dazio pesante allo sclerotizzarsi di qualsiasi potere, come se fosse normale provare il desiderio di elevare la propria cultura.

Come se avessimo il diritto di farci un’opinione libera e costruttiva su tutto quello che vogliamo.

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