Eternit, sentenza storica. Fu disastro doloso

Arriva la condanna in appello per il processo Eternit: 18 anni di carcere per Stephan Schmidheiny. Il pm Guariniello si guadagna una tuta blu.

TORINO – A un certo punto la voce del giudice, Alberto Oggè, si è incrinata proprio come accade quando ci si commuove. Forse perché per lui era l’ultima sentenza della carriera prima della pensione, forse perché l’elenco dei malati e degli eredi dei defunti, 932 persone citate tutte per nome, cognome e anno di nascita, era troppo lungo. Qualcuno fra il pubblico, d’altra parte, non è riuscito a trattenere le lacrime mentre il magistrato leggeva lo sterminato dispositivo che metteva fine al maxi processo d’appello Eternit:

18 anni di carcere per Stephan Schmidheiny, miliardario elvetico che si accredita come paladino dell’ambientalismo e dello sviluppo sostenibile, 89 milioni di euro alle parti civili.

Un inno alla vita – «Ho avuto l’impressione che questa sentenza sia un inno alla vita, un inno all’esigenza di tutelarla e di tutelare la salute. Un sogno di giustizia che si avvera, e che spero possa avverarsi anche a Taranto e in tutti i paesi in cui si stanno consumando tragedie non meno gravi». Il pm Raffaele Guariniello scarica simbolicamente la frustrazione delle circa 6400 parti civili coinvolte nell’infinito processo contro l’Eternit. E in questo modo si guadagna una tuta blu da operaio della vecchia azienda. È il dono simbolico di Pietro Condello, 67 anni, ex operaio a Casale Monferrato, che fa il segno della vittoria.

Una storia infinita – Sono 69 le udienze cui hanno assistito vittime e famigliari dei morti di amianto. Alla fine è arrivata una condanna anche dalla Corte d’appello di Torino. Disastro doloso per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, condannato alla pena di 18 anni di reclusione, due in più di quelli comminati in primo grado e due in meno di quelli richiesti dai pm. I risarcimenti dovuti ammontano a quasi 90 milioni di euro, dei quali circa 31 andranno al Comune di Casale Monferrato -l’occhio del ciclone Eternit – e 20 alla Regione Piemonte. All’industriale si contestano anche le responsabilità degli stabilimenti aziendali di Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia), esclusi dal primo grado.

La laurea di Schmidney – L’imprenditore miliardario, che può ancora fregiarsi di una laurea honoris causa a Yale per meriti industriali e ambientali, resterà l’unico a sobbarcarsi il peso della vicenda Eternit. Il comproprietario dell’azienda, infatti, il barone Luis De Cartier, è infatti deceduto a 92 anni, annullando così il diritto al risarcimento per oltre 2500 parti civili, dato che risultava nullatenente. Queste potranno intentare causa civile agli eredi.

Andare avanti! – Ha avuto un mancamento, Romana Blasotti. La donna-simbolo di questa battaglia, che non ha retto alle prime parole del giudice, che assolvevano Schmidheiny dai reati precedenti al 1966. Romana ha perso la figlia e altri quattro parenti per malattie direttamente connesse all’inspirazione di fibre di asbesto. «Sono esausta-ha dichiarato-ma vado avanti lo stesso!».

Sentenza di portata storica – È facile cogliere la portata storica di una sentenza molto attesa, e la possibilità che questo modello di giustizia possa estendersi nonostante la politica viaggi in altre direzioni. Un’ipotesi che traspare dagli applausi e dalle dichiarazioni di associazioni e cittadini riunitisi in tutta Italia a guardare la diretta streaming della sentenza. Così Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona): «Proseguiremo la nostra battaglia per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, come quelle di Siracusa, come di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti così come nei confronti di ogni altro responsabile».

Tante piccole Eternit – Ma il problema dell’amianto ha una pervasività che può sfuggire di mano. Ci sono i siti industriali abbandonati non presi in considerazione dalla sentenza: la Fibronit di Pavia e Bari, oppure gli altri stabilimenti Eternit a Siracusa. Questi siti sono ancora in attesa di una bonifica che non sia quella della semplice messa in sicurezza. Giorgio Zampetti, responsabile dell’ufficio scientifico di Legambiente, ricorda che il Centro nazionale di ricerca (Cnr) stima in 32 milioni di tonnellate l’amianto non censito dalle regioni o disperso: quello presente nelle tubature delle case fino ai primi anni ottanta, per esempio. Per non parlare poi del fatto che i costi dell’isolamento dell’amianto s’impennano per la difficoltà di trovare siti di smaltimento o per l’invio all’estero. E quei costi ricadono quasi sempre per intero sui cittadini.

Disinnescare la bomba sanitaria – Da tempo si prevede che ci sarà un’esplosione di asbestosi (malattie legate all’esposizione all’amianto, il cui nome scientifico è, appunto, asbesto) entro i prossimi 25 anni. Lo Stato dovrà dunque dare una risposta, per quanto è possibile, sulla prevenzione, prima di ritrovarsi ad affrontare i costi sanitari e legali delle nuove malattie.

Andrea Aufieri per Medi@terraneo News.

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