Omicidio a San Cesario (Le), si indaga ancora

La colonna sonora del film Rocky ha accompagnato l’ultimo viaggio di Gianfranco Zuccaro, dalla sua abitazione in via Caduti per la libertà alla parrocchia di Sant’Antonio da Padova, a San Cesario di Lecce. Un percorso che ha compreso anche il luogo dell’omicidio del giovane con la passione per la box. Un corteo formato dai famigliari del 37enne, dai suoi amici, dal gruppo dei bodyguard che gestiva e dai colleghi della palestra che frequentava.

Intanto il presunto killer di Gianfranco, Lorenzo Arseni, si è dileguato. Il 7 luglio, con il corpo ancora a terra, tutti hanno contato le ore mancanti all’arresto del suo probabile assassino. Non sono state solo le immagini delle telecamere della pasticceria Natale a inchiodarlo, ma in piazza Garibaldi, popolata come ogni domenica mattina, molte persone hanno raccontato quello che avrebbero visto fare al loro compaesano.

I carabinieri del nucleo investigativo si sono presentati, così, a casa di Arseni, ma del 47enne nessuna traccia. Sono trascorsi altri giorni, e la facilità con cui l’uomo, accusato di omicidio aggravato, è riuscito a scappare tra la folla, ha fatto pensare a un movente legato alla criminalità organizzata. A dare peso a questa ipotesi, anche la fedina penale di Arseni. L’abitudine alla latitanza. Nel 1992 è stato arrestato per spaccio di droga dopo tre mesi di fuga. In quel periodo gli investigatori, che lo hanno arrestato altre volte per lo stesso motivo, ne hanno delineato l’affinità con il clan di Mario Tornese a Monteroni, ucciso in un agguato nel 2010.

Non c’è ancora luce sul movente. Il procuratore Cataldo Motta ha ipotizzato, nei giorni scorsi, un problema di controllo del territorio di San Cesario per reati come lo spaccio di stupefacenti e l’estorsione. Zuccaro, però, nelle stesse parole del procuratore «non era organico a nessun gruppo. Era un battitore libero, diciamo così, e forse questo atteggiamento è alla base dell’assassinio». Un’ipotesi da trattare con cautela, perché ci sono altre piste aperte, come quella relativa alle probabili discussioni sul suo lavoro. Alcuni mesi fa, inoltre, il giovane ha subito un’intimidazione: qualcuno gli ha incendiato il portone di casa.

Mentre si fanno più oscuri i contorni e il contesto della vicenda, è sempre più chiaro quello che è accaduto. I risultati dell’autopsia, resi noti l’11 luglio, hanno permesso di descrivere i fatti con precisione. La vittima conosceva il suo presunto carnefice. Hanno chiacchierato con calma proprio all’uscita della pasticceria, dove Zuccaro faceva colazione ogni mattina. I due si sono salutati sotto la telecamera.

Pochi istanti dopo, il killer è tornato sui suoi passi e ha sparato alcuni colpi con una calibro 7.65, tutti alle spalle della vittima. Il primo ha ferito Zuccaro di striscio. Il secondo colpo è stato quello mortale, perché gli ha trapassato fegato e polmone, vicino al cuore. Quando l’assassino ha colpito per sbaglio un fanale, il giovane ha avuto il tempo di allontanarsi di pochi metri. È stato poi raggiunto da un ultimo colpo, al polpaccio. Zuccaro si è trascinato all’imbocco di via Manno, a dieci metri dalla pasticceria, ma è crollato al suolo, senza vita. In quei momenti concitati il suo assassino è scomparso. L’ipotesi più accreditata è che ci fosse un complice ad aspettarlo con un auto.

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