Koreja, il teatro con la “k” maiuscola

Passo dopo passo. Il teatro secondo Franco Ungaro, direttore organizzativo dei Cantieri Teatrali Koreja.

Ungaro
Franco Ungaro

Dal 19 al 28 giugno il Teatro romano di Lecce ospita la nuova edizione di Ecumenes (Eredità culturali del Mediter­raneo nelle eccellenze storico-architettoniche), cui dedi­chiamo spazio in questa rubrica. Il 24 e il 25 giugno i Can­tieri teatrali Koreja presenteranno La passione delle Troiane, uno spettacolo di Antonio Pizzicato e Salvatore Tramacere tratto dal dramma di Euripide. Così come per altre opere che hanno segnato la storia della compagnia, da Dovevamo vincere a Brecht’s dance e Acido fenico, la ricerca si concen­tra nelle possibilità espressive del corpo e nel legame tra teatralità, musica e tradizione del territorio. A raccontarci questi felici intrecci è Franco Ungaro, storico direttore or­ganizzativo del gruppo.

Direttore, dove si concentra l’attuale ricerca ar­tistica di Koreja?

“Lavoriamo sul teatro musicale, con cantanti e musicisti in scena: le origini della tragedia greca sono proprio musicali, essa era movimento, danza, coralità. Questo lavoro è intri­so fortemente del patrimonio musicale e culturale dell’area grecanica, tanto che vedrà protagonista Ninfa Giannuzzi, pre­senza fissa della Notte della Taranta”.

A maggio si è tenuto un corso avanzato di for­mazione: quanto conta saper fare il secondo passo per un attore?

“La tipologia prevalente di formazione che offre il Salento è quella di base: lavoro su voce, corpo, dizione. Non c’erano occasioni di formazione specialistiche. Quest’anno abbiamo sposato il progetto Interreg “Nuovo attore nuovo”, che ri­guarda esperti e laureati. Era un progetto pilota per la Puglia e la risposta è stata eccezionale per il numero di partecipan­ti, ma anche per la qualità dello spettacolo messo in scena, senza contare le relazioni create con addetti ai lavori di fama e competenza”.

Quale caratteristica un attore ed uno spettacolo devono possedere assolutamente?

“La risposta effettivamente è unica: il segreto dell’attore e del teatro è soprattutto nella capacità di emozionare gli spetta­tori. Solo quando la bravura tecnica è orientata alla ricerca di questo impatto ha senso avere una presenza scenica”.

È vero che “Il teatro fuori dal comune” è molto più di uno slogan?

È noto che Koreja in questi anni non ha potuto avere una relazione con l’amministrazione, caso unico di man­cato sostegno ad una compagnia stabile riconosciuta dal governo.  Anche la nuova giunta a parole dimo­stra una sentita adesione al nostro la­voro, ma nei fatti non succede nulla, visto che i nostri progetti non sono mai approvati.

Qual è il difetto che distingue la realtà leccese?

L’opinione diffusa per cui i progetti teatrali che producono cultura deb­bano dialogare: nel mondo dell’arte la competizione non economica è vitale. L’originalità delle idee e delle poetiche non può che essere positiva. Il giudizio sulla qualità del lavoro delle compa­gnie salentine lo faccia il pubblico.

Eppure quella leccese è una realtà viva ed in fermento, non crede?

Molto fermento e molte attività, ma tutto è limitato al territorio: solo po­chi entrano nei cartelloni di altre città. Questa è un’evidenza della qualità dei lavori, poi c’è anche una debolezza or­ganizzativa che non consente a queste compagnie di curare il mercato oltre il Salento.

Luoghi_Teatro con la “k”maiuscola

Korelja è il griko per la fanciulla, il coro in greco: dalla purezza e dall’azione corale e non sottoposta a leader nasce Koreja, l’idea di teatro di quattro ragazzi di Aradeo, Franco Ungaro, Stefano Bove, Franca Carallo, Sal­vatore Tramacere, che nel 1983 prendono in affitto alcune stanze del castello Tre masserie per incominciare il duro training che li porterà a proporsi nelle estati salentine prima e in giro per l’Italia poi.

L’esperienza, raccontata dallo stesso Ungaro nel libro Dimettersi dal Sud(Laterza edizioni della Libreria, 2006), è così singolare da attirare artisti e curiosi da ogni dove. Lasciano un segno indelebile Iben Nagel Rasmussen e Cesar Brie, oltre ai maestri Ferdinando Taviani, Nicola Savarese ed Eugenio Barba. Le influenze arrivano anzitutto dal mondo della musica e del cinema: Brian Eno, Philip Glass, Stanley Kubrik e David Lynch per fare qualche esempio, ma non si può prescindere dal pioniere Carmelo Bene.

È del 1985 il debutto con lo spettacolo Dovevamo vincere, subito invitato a concorsi di alto livello, ma è solo l’inizio perché poi ci sono l’organizzazione di tredici edizioni della rassegna estiva “Aradeo e i teatri” frequentata dalla crema degli attori, dei critici e dei produttori e, nel ’94, la “Notte del rimor­so”, che anticipa il marketing tarantolato. Si forma così l’idea della relazionali­tà e della convivialità che precedono e seguono ogni rappresentazione e che arriverà anche a trasformarsi in rave. Del ’96 la costruzione in senso letterale che oggi ospita i Cantieri a Lecce, una vecchia fabbrica di mattoni abbandona­ta da 25 anni. Del 2000 il primo tentativo che porta i cantanti ad essere attori di una ricerca che trova la giusta alchimia tra sperimentazione e territorio: è l’Acido fenico che vede i Sud Sound System calcare il palcoscenico. L’esperimento del teatro musicale sarà ripreso e compiuto con maggior successo in un paio d’anni con Brecht’s Dance con gli Almamegretta e Molto rumore per nulla.

Oggi i Koreja sono in grado di formare ad alto livello, sono presenti in numerosi progetti Interreg che mirano alla reciprocità delle esperienze, in particolare tra le aree del Mediterra­neo (Factory ed Ecumenes su tutte), senza scordare l’attenzione alla crescita dei bambini e dei ragazzi con il Teatro scuola, una rassegna dedicata ai più giovani.

Andrea Aufieri L’imPaziente n. 19 maggio/giugno 2008

Le altre due puntate della rubrica sul teatro ospitata dall’imPaziente: 

Puntata 1 – Fondo Verri
Puntata 3 – Teatro Astràgali

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