Due città che sono una: Bari

baripanoramica
*foto di Andrea Aufieri, disponibile su Licenza Creative Commons 3.0 Attribuzione – Non Commerciale – Non Opere Derivate

 

Propongo qui il mio editoriale sull’edizione di febbraio 2014 di Mediaterraneo News. Su Calaméo l’intera edizione sfogliabile.

«Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi»: l’incipit del celebre racconto di Charles Dickens, «Le due città», si addice alla perfezione al momento che sta vivendo la città di Bari. Soprattutto nel richiamo allo stimolante incontro tra saggezza e follia, tra speranza e disperazione. Un’epoca, accompagnando ancora Dickens, di cui si può «parlare soltanto al superlativo».
E in effetti, secondo i dati Istat, è il momento in cui gli abitanti hanno la più bassa capacità di spesa da sempre, il reddito famigliare è al quart’ultimo posto in Italia, poco meno di mille euro al mese.
La disoccupazione giovanile tocca il 18 per cento, con diecimila ragazzi altamente qualificati a spasso, donne più della metà di loro, e quattromila emigrati. Buona parte di loro, inoltre, ingrassa le file della parola che andrà di moda nei prossimi anni: neet, ragazzi che non studiano e non lavorano.
Al quadro davvero poco edificante si aggiungono il crollo del prezzo degli affitti e dei costi delle case, in calo da quattro semestri, il numero degli sfratti che diventeranno esecutivi nei prossimi mesi, circa 1400, e l’emergenza sicurezza, con i furti aumentati in Puglia del 35 per cento, con il capoluogo che ha viaggiato per due settimane al ritmo di una rapina al giorno e in cui i furti in appartamento sono addirittura raddoppiati.
Se la situazione diventa insostenibile, e le istituzioni faticano a rispondere in maniera tempestiva, si diffonde così l’idea che se c’è un’esigenza, questa deve essere soddisfatta travalicando le regole della convivenza civile. La faccia più colorata e utile di questa riflessione, sintetizzabile nello slogan: do it yourself (fallo da solo), è rappresentato da coloro che occupano stabili pubblici abbandonati, come nel caso dell’ex caserma Rossani, «liberata» dagli occupanti sgomberati da Villa Roth. Un episodio che ha portato alla luce la ferita dell’incuria di luoghi che potrebbero riportare un dialogo e uno scambio che in città sembrano restare tappati in casa, per paura.
Ma ci sono anche le abitazioni occupate da abusivi in una commistione velenosa di indigenza, malavita e assenza delle istituzioni. E c’è il lavoro difeso con le unghie e con i denti appena un anno fa alla Bridgestone, che ora torna in cronaca per i casi di morte da esposizione all’amianto che vi si sarebbero verificati.
Se rimanesse ferma a tali questioni, Bari andrebbe dritta nel barato, e invece qualcuno la riprogetta con un nuovo parco, una prospettiva più smart, eco-friendly, senza barriere architettoniche e con una maggiore alfabetizzazione informatica.
Belle idee, e coraggiose anche, che devono trovare un senso nel vettore della politica. Le amministrative quest’anno saranno l’occasione per presentare il conto delle gestioni positive, ma anche degli errori e del silenzio delle istituzioni.
Con le elezioni la città si guarda allo specchio, e non deve spaventarsi di quello che vede, piuttosto rimboccarsi le maniche ed esercitare il proprio diritto alla bellezza.

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