Sugo e libertà, il progetto Netzanet

 Al via Netzanet, progetto di autoproduzione della salsa di pomodoro tra precari e migranti. 

Da settembre a Bari u’sug, la salsa di pomodoro, avrà un gusto nuovo: quello della libertà. Schiere di nonne, sagge depositarie della tradizione, sovrintenderanno con severità le fasi di trasformazione dell’oro rosso in conserve. Autoprodotte, tra gli altri, dai migranti che occupano l’ex liceo «Socrate».

Alfia Di Marzo, poco più che trentenne, è responsabile, per l’associazione «Solidaria» del progetto «Netzanet»: un ambizioso programma di autoproduzioni a sfruttamento zero che coinvolge migranti e precari di tutta la città. «L’idea è venuta al collettivo “Rivoltiamo la precarietà” – spiega – durante una delle cene di sostegno per i migranti che vivono nella “Casa del Rifugiato” e nel “Socrate”. I migranti, per lo più eritrei, preparano un ottimo zigni (stufato a base di manzo o pollo, con cipolle rosse, aglio, pomodori e spezie varie, servito su una specie di piadina, l’injera), che va sempre a ruba. Sanno scegliere gli ingredienti migliori e sanno come trasformarli».

Allo stesso modo i ragazzi del collettivo hanno pensato di poter fare con le conserve, coinvolgendo però persone diverse per esperienza, età e cultura, basti pensare alle condizioni di precarietà che contraddistinguono tanto gli immigrati quanto i giovani che prenderanno parte al progetto. L’idea lega tra loro anche tradizione, filosofia di vita (quella del diy, acronimo di do it yourself, l’autoproduzione appunto) e pratiche innovative. Prima fra tutte quella del crowdfunding(la ricerca di finanziamenti) proposto online, sul sito produzionidalbasso.com. Obiettivo: l’acquisto di 10 quintali di pomodori da trasformare. Ma non solo: Netzanet significa libertà in tigrigno, ma contiene ben due volte la parola net, rete in inglese. Mettere in rete la solidarietà è dunque lo slogan del progetto.

Le consereve presenteranno l’etichetta «Sfruttazero» sia perché l’autoproduzione offrirà possibilità di lavoro agli inquilini del «Socrate», sia perché seguirà l’etica della filiera corta e del contrasto al caporalato, premiando i produttori dei gruppi di acquisto solidale e delle reti diFuorimercato e Genuino Clandestino. Fenomeni cresciuti come alternativa alle logiche di sviluppo e di sfruttamento alle quali sempre più italiani cominciano a rivolgersi. Le fasi della lavorazione dei pomodori si svolgeranno al «Socrate», che all’inizio di maggio ha firmato un protocollo d’intesa per l’autorecupero, gestito dalla stessa comunità eritrea e da Ingegneria senza frontiere Bari. La struttura sarà resa agibile con alcuni interventi e con l’autoimpiego degli inquilini, che in questo modo saranno anche formati. Nello stesso stabile saranno avviati diversi progetti che lo renderanno vivibile, aperto e fruibile da tutta la cittadinanza.

Netzanet potrebbe essere il fiore all’occhiello di tutto il network, una volta risolti i nodi igienici e legali. «A 60 giorni dalla chiusura della richiesta di fondi online abbiamo ottenuto circa 700 euro – dice Alfia Di Marzo – e l’ideale sarebbe arrivare a 3-4mila, anche per poter garantire la paga ai quattro migranti che produrranno con noi le riserve». Il carattere interculturale dell’iniziativa è sigillato dai vasetti scelti: bottiglie di Peroni. Vuoto a rendere.

Pubblicato da Andrea Aufieri su Mediaterraneo news del 27 giugno 2014

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