Lecce senza Capitale o senza Cultura? L’intervista ad Airan Berg

airanberg

Nel giorno della raccomandazione di Matera a rappresentare la nazione come Capitale europea della Cultura per il 2019 da parte del governo italiano, ripubblico qui l’intervista al direttore artistico di Lecce2019, Airan Berg. L’intervista è stata pubblicata su Mediaterraneo News.  Sono particolarmente affezionato alla risposta che Berg mi ha dato sul possibile proseguimento dell’impegno della città a prescindere dal risultato. Sono curioso di capire se questa città farà davvero passi in avanti. Come quelle squadre chiamate a giocare campionati da gregarie, senza impegni oltre al campionato. Serenità, progetti, maturità da dimostrare.

Lecce è tra le sei città italiane ancora in corsa per la candidatura a Capitale europea della Cultura per il 2019. E se il potenziale del capoluogo salentino sarà valorizzato a dovere, dopo la consegna del dossier definitivo a luglio, un ruolo importante andrà riconosciuto ad Airan Berg, direttore artistico della candidatura leccese.

Nato a Tel Aviv il 18 luglio 1961, maturato a Broadway e direttore artistico di diverse compagnie teatrali austriache, Berg ha casa a Istanbul con sua moglie e un bambino, è stato nel team creativo di Linz, Capitale del 2009. Tutte le attività che si svolgono in città e le proposte d’innovazione si reggono su un concetto che ha coniato lui: Reinventare Eutopia.

Edutopia; profitopia; artopia; ecotopia; talentopia; polistopia; democratopia; esperientopia sono i petali della margherita da sfogliare interrogandosi sulla possibilità di rappresentare l’Italia e l’Europa sotto il segno della cultura. Otto campi che raccolgono l’esperienza, i talenti, gli artisti, la ricchezza culturale e sociale, l’innovazione amministrativa e la trasparenza che la città è in grado di produrre. Ecco da vicino i suoi piani per fare di Lecce l’avanguardia culturale europea.

Quali sono i punti di forza che la città deve valorizzare per ambire al titolo di Capitale europea della cultura?

«Anzitutto questa città ha una fantastica tradizione culturale. La forza di questo territorio sta poi nella varietà straordinaria dei saperi della società civile. E poi ci sono artisti meravigliosi. E il cibo, che è una parte molto importante della vostra cultura».

Come nascono le sfide di «Eutopia»? E perché «reinventarla»?

«Il concetto del “reinventare” non è mio, l’ho sentito spesso dalle persone che ho incontrato: “Dobbiamo reinventarci ogni giorno per poter vivere”, mi hanno detto. C’è bisogno di un cambiamento sostanziale, lo sappiamo, per tutto il Sud: non basta un cerotto e via per sistemare le cose. E siccome nel progetto esiste anche una dimensione europea, c’è bisogno di reinventare un po’ anche il nostro essere cittadini europei e abbiamo creato un’eutopia, un’idea cui aspirare per migliorare».

Lecce2019 propone una visione differente della cittadinanza: come cambia il rapporto con la pubblica amministrazione?

«Un elemento importate è la mancanza di fiducia, sul territorio, tra la cittadinanza e gli amministratori, ma questo è un territorio pieno di potenziale umano, cosa che sfortunatamente gli umani sanno distruggere facilmente. Dobbiamo essere più meticolosi nell’usare di più questa conoscenza collettiva e questo processo può essere affrontato solo partendo dal basso. Responsabilizzando i cittadini per ottenere maggiore responsabilità (capacità di risposta) da parte dell’amministrazione».

Il progetto in sé, a prescindere dal risultato, cosa lascerà a Lecce?

«Il risultato che rimarrà sul territorio dipende da quanto le persone coinvolte vorranno e sapranno investire sul territorio. Se l’esito di ottobre sarà negativo, starà comunque alla cittadinanza premere per attivare i progetti, anche se in modo più umile-bisognerà ridimensionare tutto-, ma cercheremo di attivare un cambiamento tale per cui non si potrà più tornare indietro».

I muscoli della sfida si sono basati sulle Curiosity Zone-punti informativi, ma anche di discussione e di proposta- e i Laboratori urbani aperti creativi (Luac)-promotori di innovazioni e attività di ogni tipo. Che risposta avete avuto?

«Un grande feedback, molte idee, la gente si è divertita, ha compreso, ha esplorato e impiegato la piattaforma che noi abbiamo messo a disposizione. Tante piccole associazioni che prima pensavano di lottare da sole per una causa o progetto li hanno messi insieme nei Luac e gli diciamo: vi creiamo una piattaforma per creare più dialogo ma dovete prendere in carico voi la riuscita del progetto, con responsabilità. La dimensione europea, inoltre, è fondamentale. Il lavoro deve essere svolto dalla popolazione, ma bisogna cercare di sviluppare una popolazione europea. Questo non è il momento di mangiare la torta, ma si investe, la si fa insieme con gli ingredienti giusti e bisogna anche aspettare e non mangiarla troppo presto. Ci sarà infatti una sorta di collo di bottiglia nel quale bisognerà selezionare le idee per portarle avanti».

Lei si considera un globetrotter, ma cosa potrebbe spingerla a rimanere a vivere a Lecce?

«In questi mesi sono ingrassato parecchio! Una delle attrattive maggiori è il cibo, ma mi piace la gente, mi piace che appena vai fuori dalla città trovi subito dei bei posti, e gli uliveti, mi piace vivere tra due mari. Io sono nato a Tel Aviv e in generale ho il Mediterraneo nel cuore. Posso ben immaginare di poter vivere qui, ma poi mi piace essere spontaneo con quello che viene, le opportunità che si presentano, e devo ascoltare i bisogni della mia famiglia. È facile sentirsi cittadini del mondo se non si resta nello stesso posto in cui si è nati per molto tempo. A 11 anni io ero a Vienna, poi in America. È più facile non sviluppare radici profonde. E mi sento sicuramente legato al Mediterranneo, il mio cordone ombelicale è lì».

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One thought on “Lecce senza Capitale o senza Cultura? L’intervista ad Airan Berg

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  1. ma QUALE PIATTAFORMA, l’unica piattaforma che ha usato questo signore è quella che ha preso per sparire nel nulla da lecce, dopo aver fatto una figura di merda, e dopo aver preso 60 mila euro per ripetere SEMPRE LA STESSA COSA.
    Sentite le interviste ripete SEMPRE la stessa cosa.
    60mila euro per non fare nulla, sicuramente almeno parlerà bene di noi, o dirà che siamo dei boccaloni?
    GRAZIE ancora sindaco Perrone grazie per aver l’impegno protratto nel distruggere Lecce da ogni punto di vista possibile.

    Mi piace

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