Il corpo come frontiera

Per ragioni di opportunità, il «Sun», secondo quotidiano inglese più venduto nel mondo, sembrava aver sospeso le pubblicazioni di «Page 3». Si potrebbe dire che con la crisi non esistono pagine intoccabili. Ogni giorno, dal 1970, seni scoperti o nudi integrali di bellissime modelle, sconosciute al grande pubblico, irrompevano in quella che è la seconda pagina più letta di un quotidiano: pagina tre, appunto. Il 19 gennaio sulle pagine dell’altro tabloid campione di vendite, il «Times», si leggeva che qualcuno aveva dato una sbirciatina sulle pagine dei rivali, rimanendo deluso. Niente più signorine da capogiro. In tutto il mondo si è celebrato il funerale di «Page 3», tra elegie e sermoni. Quando è arrivato anche il commento della ministra dell’Istruzione del governo di David Cameron, Nicky Morgan, gli attivisti hanno festeggiato.

nicolesunGià il 22 gennaio «Page 3» è tornata. Con un ampio spazio anche in prima pagina, la bella e sconosciuta modella Nicole da Bournemouth, 22 anni, ammicca ai lettori con un occhiolino che si potrebbe leggere così: «Piaciuto lo scherzetto?». La didascalia riprende con sarcasmo le tipiche formule delle smentite e delle rettifiche: «Chiarimenti e correzioni. Precisiamo che questa è “Page 3” e che la modella di oggi è Nicole». Prosegue la nota: «Ci scusiamo con la stampa e le televisioni di mezzo mondo che hanno impiegato molto tempo a parlare di noi». La bellezza nordica concede un topless con naturalezza, lasciando sciolti i suoi lunghi capelli biondi.

La ragazza offre il particolare di una collanina rossa molto hippy, a cercare forse un richiamo alle origini della rubrica. Durante la rivoluzione dei costumi degli anni Settanta, il tabloid popolare cercò strategie di rilancio. La punta di diamante di quel misto tra gossip pruriginoso e informazione generalista fu l’istituzione della foto grande formato di ragazze disposte a togliere i veli davanti all’obiettivo. Una decisione controversa, letta come una provocazione al passo coi tempi da qualcuno e un gesto reazionario e sessista da molti altri. Un paragone irriverente con l’invenzione italiana della terza pagina, dedicata alla cultura e alla mondanità, ma in forte declino. Lo sdoganamento del corpo nudo delle donne sembrò la massima espressione dello spirito dei tempi.

Resta il dubbio che il giornale abbia messo in atto un’efficace strategia di marketing. Il Sun e il Times appartengono entrambi alla News International di Rupert Murdoch. La società è nata dalle ceneri della News Corporation e un caso del genere, voluto e costruito, sarebbe uno scherzo per la società responsabile dello scandalo delle intercettazioni, che nel 2011 implose creando un buco da 46 milioni di dollari.

femenCon la crisi, economica o di idee, non esistono pagine intoccabili. Nell’era della sovraesposizione alla pornografia «Page 3» è però già cambiata, coprendo sempre di più le sue modelle: potrebbe esplorare altre visioni del corpo come frontiera. L’occidente snobba le Femen, perché la forza dirompente di un nudo non attecchisce e anzi appare banale. Ma da molto tempo ormai abbiamo capito di non essere soli in questo campo. E allora le Femen.

miakhalifa

E allora il pedagogico esempio di Mia Khalifa. La pornostar nata a Beirut nel ‘93, ma ormai residente a Miami, hapornhub-mia-khalifa-proportional-searches scalato in tre giorni la classifica delle pornostar più «cliccate» su Pornhub. Il trono apparteneva alla celebre Lisa Ann, ma la pubblicazione di un video in cui la libanese fa sesso a tre con l’hijab (il velo che copre capo e spalle) ha eccitato e scandalizzato il suo paese d’origine. Molto interessanti le infografiche di Pornhub sulle visite al video. La donna ha dei tatuaggi che non possono essere nascosti, dato che nei video non nasconde proprio nulla: una frase dell’inno e la croce simbolo del partito cristiano conservatore del Libano. Questo ha fatto infuriare qualche estremista, che le ha inviato delle cortesi minacce di morte. La pornoattrice ha commentato così l’episodio su Twitter:«Spero si riferissero solo alla testa, perché le tette mi sono costate troppo!».

imagesC’è poi un esempio che preferisco: Amina Sboui, classe 1994. Quando ha scritto sul suo seno «Fanculo la vostra morale» e poi «Il mio corpo mi appartiene», le Femen l’hanno adottata. Ben presto Amina ha abbandonato il gruppo definendolo islamofobo. Amina non respinge la sua religione, ma rifiuta l’idea che lo Stato possa definirsi padrone del corpo di qualcuno. Un anno più piccola di Mia Khalifa, Amina rifiuta lo sfruttamento del corpo per fini commerciali, ma rivendica l’idea che chiunque possa scegliere il suo destino. Non è finita la battaglia di civiltà sulla frontiera della carne.

*In copertina una foto di JeongMee Yoon. L’artista realizza il Pink&Blue Project sul condizionamento dei generi. 
 http://www.jeongmeeyoon.com/aw_pinkblue.htm

 

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