Cosa ci fa un orto pensile sulle case Aler di via Russoli a Milano

Si sono già visti altre volte in città orti pensili ad alta quota, in cima a grandi e lussuosi palazzi, spesso veri e propri gioielli dell’architettura contemporanea. Stavolta, però, le coltivazioni metteranno radici sui palazzi Aler di via Franco Russoli. Mancano le ultime verifiche e poi l’ente degli alloggi popolari darà il via al nuovo progetto di «Novacivitas», in collaborazione con la freelance Lorenza Daverio e la Fondazione Pistoletto.

«Coltivare la città» prova a interpretare il senso più profondo dell’Expo alle porte. Nutrire il mondo, con alimenti e cultura, partendo magari dai contesti urbani più vicini e spesso meno considerati. Gli edifici in autogestione di via Russoli beneficeranno di un giardino molto particolare e di momenti di incontro e di ricreazione. A meno di improbabili intoppi, il progetto, battezzato dal presidente della Zona 6 Gabriele Rabaiotti, sarà gestito come l’orto di via Tortona al Superstudio Più durante la Design week e trasformatosi nel frattempo in una risaia che ospita l’intero ciclo del prezioso cereale. Impegno diretto degli inquilini, dunque, e non solo dei «Comitati e associazioni per l’autorganizzazione sociale» (Coaas), sotto l’esperta guida degli anziani maestri ortisti di Barona.

Anche l’orto di via Russoli sarà finanziato per intero dagli sponsor privati che hanno sostenuto il progetto originario. L’esperienza maturata con la gestione del «Superortopiù» ha permesso una virtuosa divisione dei compiti: impianto e manutenzione, turni per la coltivazione e distribuzione del raccolto alle famiglie più bisognose del quartiere. Il tutto intorno a opere interessanti dal punto di vista dell’ingegno architettonico e dell’ecosostenibilità, come la piccola casa realizzata con legno e paglia di riso, ma anche intorno a un vero e proprio concetto filosofico.

Uno strano simbolo campeggia al centro dell’orto pensile di via Tortona che ricorda un numero otto con l’aggiunta di un terzo cerchio. È il concetto del terzo paradiso espresso da Michelangelo Pistoletto: al primo cerchio della natura è contrapposto il paradiso artificiale e alieno della tecnica. Il terzo anello è la sintesi che ricongiunge la ragione umana all’istinto della natura. Via Tortona sarà in grado di offrire quanto riso può essere coltivato più o meno su 750 metri quadri di spazio. Barona si trova, però, a quattro chilometri in linea d’aria, dal lussuoso ex studio fotografico che fu il simbolo della «Milano da bere»: sebbene le coinvolga, le persone sono comunque distanti. Allo stesso modo del terzo cerchio di Pistoletto, in via Russoli gli abitanti stessi si metteranno in gioco perché la tecnologia funzioni in armonia con la natura, migliorando l’aspetto e le relazioni del contesto del quartiere.

(pubblicato sull’edizione milanese del Giornale, il 25 aprile 2015)

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