Trekking Costiero: itinerari adriatici tra mare e cultura

Dal punto di vista dei turisti il litorale salentino può essere vissuto in totale relax sulle spiagge e sugli scogli, ma può diventare anche lo sfondo di esperienze più intense a contatto con la natura. Il trekking costiero è uno dei modi più autentici di vivere le coste del Salento, soprattutto d’estate e in particolar modo in un momento in cui sono tante le discussioni e le proteste che riguardano lo sfruttamento intensivo dell’Adriatico.

Andrea Sansone e Maria Teresa De Vitis, curatori dell’associazione di turismo esperienziale DieNneAvventura, propongono di seguirli lungo la costa di Otranto. «Un percorso ricchissimo di storia, uno dei più completi e più meticolosamente realizzato dalla nostra associazione – dice Maria Teresa – con attenzione alla cura dei fatti, dei luoghi, della storia e anche dei racconti della gente del posto. Un percorso che coniuga l’attività di trekking alla bellezza e alla conoscenza».

Equipaggiati con un buon paio di scarpe da trekking e dell’acqua, partiamo dalla Torre del Serpe, che rientra nella categoria delle torri a base circolare e forma tronco-conica. Parzialmente diroccata, sono visibili una sola parete e la scarpa, l’ampliamento del basamento per dare una maggior superficie di appoggio alle murature che si ergono in altezza. Torre del Serpe è costantemente presente nell’immaginario di questi luoghi, tanto da essere entrata nell’araldica della città di Otranto dove è rappresentata con un serpente nero che l’avvolge. Si ritiene che la sua costruzione risalga al periodo romano e che la torre avesse la funzione di faro e fu restaurata in seguito ad un potenziamento strategico voluto da Federico II di Svevia. Il nome è legato a un’antica leggenda che racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Un’altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto, nel 1480, i saraceni si fossero diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. Secondo il racconto i pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono Brindisi.

Si prosegue dalla Cava di Bauxite. Scoperta negli anni Quaranta da uno studente di Storia naturale che trovò un grosso minerale, il giacimento non si rivelò nel tempo un buon affare per i gestori, perché non si trattava di una vera e propria bauxite, ma di pisoliti bauxitiche (conosciute come “uddhrie” nel dialetto locale) che presentano un livello di allumina piuttosto scarso. Il laghetto è di origine naturale, come se la natura si fosse riappropriata di qualcosa di originariamente suo.

Il cammino sulla scogliera ci porta all’estremo lembo a est d’Italia, dove si trova il faro della Palascìa. Nelle carte nautiche questo è anche il punto di separazione tra l’Adriatico e lo Ionio, con un panorama unico. Il faro è stato recentemente ristrutturato e figura tra i cinque siti culturalmente più rilevanti del Mediterraneo. Qui si è radicata l’usanza di trascorrere la notte di San Silvestro per godere della prima alba del Capodanno italiano.

Rientrando nella fitta macchia mediterranea è possibile visitare la Masseria fortificata medievale Cippano, abitata fino agli anni Cinquanta, scelta tra le location di “Mine Vaganti”, film di Ferzan Ozpetek. La bellissima masseria è integrata nel sistema difensivo e di avvistamento voluto dal re Carlo V per presidiare le coste dell’Adriatico, il cui architetto fu soprattutto Gian Giacomo dell’Acaya. Un capitolo a parte meriterebbero tutte le costruzioni difensive sulla costa salentina. Soltanto la provincia di Lecce conta circa una cinquantina di torri di avvistamento. Sono un risultato di diverse esigenze e sedimenti storici, dall’epoca romana ai normanni fino alla dominazione spagnola. Come abbiamo visto per la Torre del Serpe, tutte hanno una leggenda o una piccola o grande storia da raccontare e che le identifica alla perfezione. Purtroppo di molte di esse restano solo dei ruderi, a volte anche degni di nota, come le Quattro Colonne di Santa Maria al Bagno, ma solo poche sono state oggetto di un serio intervento di recupero e di restauro. Per vivere l’emozione degli scorci di panorama offerti dalle torri ci sono numerose possibilità, con DieNneAvventura e non solo. Le più intense sono sicuramente da vivere in bici.

Proseguendo sull’itinerario proposto, invece, è obbligatorio il passaggio nella Valle delle Memorie. Questo luogo è nascosto tra la vegetazione, dove sembrano siano andati ad annidarsi nel corso dei secoli tutti i ricordi, gli avvenimenti importanti e le tragedie, storia e leggenda.

Più in là, all’ombra dei pioppi, si trova la Cripta di San Nicola, scavata nella roccia insieme ad altre piccole cavità. È una testimonianza del passato bizantino della città, sopravvissuto in clandestinità dopo la conquista normanna. La cripta presenta tre piccole con le absidi orientate a sud. Si scorgono alcuni materiali di spoglio in un corridoio laterale, tra i rovi di un restauro mai avvenuto, ci sono i resti di una specie di atrio e molte croci greche e latine incise sulle colonne. Restano anche delle tracce di affreschi solo abbozzate: sono i volti di alcuni santi. Su un’abside non si distingue bene quello che dovrebbe essere il nome di un sacerdote, mentre è più nitida l’iscrizione su un pilastro, dove si distingue il nome di “Stefano”.

La visita si conclude a Masseria Torre Pinta, sede di un conosciuto Ipogeo. I tre bracci corti della croce sono orientati a ovest, a est e a sud, mentre la buia galleria, lunga 33 metri, che corrisponde al braccio lungo della croce, è orientata a nord. Tutte le nicchie e il corridoio dal basso soffitto, presentano profonde incisioni provocate dalle unghie dei colombi. Se si osserva con più meticolosità, si noteranno alcuni particolari che rimandano direttamente alla cultura messapica: un forno utilizzato per la cremazione o per i sacrifici, centinaia di cavità adoperate come urne cinerarie e un sedile in pietra collocato lungo le pareti, data la loro usanza di deporre i defunti seduti.

*Pubblicato su Salento Review, estate 2017

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